| Lo scorso 17 aprile in occasione della ostensione 2010 della Sacra Sindone a Torino è stato organizzato un pellegrinaggio a livello di unità pastorale che ha visto la partecipazione delle parrocchie di Marti, Capanne, San Romano, Montopoli e Casteldelbosco. Eravamo davvero tanti, 4 pulman e insieme abbiamo vissuto una straordinaria esperienza. Rendere infatti omaggio alla Sacra Sindone è sempre una emozione grande; trovarsi di fronte a uno dei più grandi misteri della cristianità colpisce al cuore il pellegrino : è come se ci si rendesse conto con i propri occhi di quanto “folle” possa essere l’amore di Dio per noi tanto da sacrificare il proprio Figlio attraverso una morte così terrificante! La Sindone è allora prova dell’amore di Dio, ma anche simbolo di speranza: su quell’antichissimo telo di lino vediamo l’effigie di un uomo coperto di ferite, i segni della flagellazione, i chiodi la corona di spine …. Dio ha preso su di sé i dolori e le croci dell’umanità e dunque ogni sofferenza che noi viviamo, associata a quella vissuta da Cristo sul patibolo assume un valore redentivo: Dio ci sostiene, ci consola, ci perdona. Il motto di questa ostensione 2010 è “Passio Christi, passio hominis”.
Siamo partiti prima dell’alba perché ci aspettava un pellegrinaggio denso di appuntamenti. Sul pulman durante il viaggio abbiamo recitato le lodi mattutine e abbiamo guardato un video che ci spiegava la storia della Sindone e il suo “percorso” attraverso i secoli fino ad oggi.
Siamo arrivati a Torino in mattinata e abbiamo visitato il santuario di “Maria Ausiliatrice” dove Don Bosco fondò l’Oratorio di Valdocco, luogo dove vissè lui stesso ed aiutò tantissimi ragazzi e giovani del suo tempo a trovare la propria strada.
Grande uomo don Bosco; straordinaria figura di Santo che si prodigò e lottò tanto per strappare alla dura vita del tempo tante giovani vite. Si dette tutto per i suoi ragazzi e tutt’oggi nelle parole di coloro che ci guidano alla visita del Santuario e dell’Oratorio è più che mai vivo il ricordo di lui e della sua stupefacente esperienza di vita. L’eredità di Don Bosco ha salvato tante vite anche fino al giorno d’oggi.
Nella Basilica di Maria Ausiliatrice Don Fabrizio, don Matteo e Padre Roberto hanno celebrato Messa insieme ad altri sacerdoti appartenenti ad altrettanti pellegrinaggi; poi dopo esserci fermati a pranzo dai Salesiani ci siamo poi recati presso il luogo della Ostensione.
Prima di poter vedere la Sindone c’è tutto un percorso da compiere che si svolge in “esterno”, cioè attraverso un lungo cammino che si snoda tra i viali del Parco dei Giardini Reali di Torino. Impressionante il numero dei pellegrini!!! Quando si inizia il percorso si vede davanti a noi un “serpentone” di persone che si snoda a perdita d’occhio … si procede a passo molto lento e abbiamo impiegato circa due ore per compiere tutto il tragitto (ma ovviamente ne vale la pena!!!) Non si sente la stanchezza perché si procede piuttosto bene; per via abbiamo pregato cercando di vivere il momento con il maggior raccoglimento possibile.
Alla fine ci siamo; il lungo tratto da fare fuori ci porta all’ingresso del Duomo di Torino dove la Sindone è custodita ed oggi esposta. Dalla luce dell’esterno ci immergiamo nella penombra degli ambienti interni della navata del Duomo …. E ci siamo. La Sacra Sindone è davanti a noi. Dal 2002 il telo ha subito un lungo restauro e adesso è mostrato in una teca di vetro perfettamente illuminata. Nel semibuio dell’ambiente circostante la Sindone emana una luce radiosa. Ci soffermiamo davanti il tempo di una preghiera; il tempo per vedere con i proprio occhi le sofferenze subite da Cristo. Incredibile quanto sia dettagliata!!! Si vedono proprio tutti i segni della passione così come descritti nei Vangeli!
La scienza a tutt’oggi nonostante i grandi mezzi a disposizione non è riuscita a spiegare come sia possibile che l’immagine di un uomo possa essere rimasta impressa su un pezzo di stoffa: gli occhi della fede ci dicono che Gesù ci ha lasciato un ricordo di sé; una testimonianza per tutti noi di quanto egli ha vissuto. Ci ha lasciato anche una testimonianza della Resurrezione: infatti secondo la scienza la Sindone ha avvolto il corpo di un uomo per sole 36 ore, non si sono segni successivi di decomposizione; l’uomo della Sindone è poi come “scomparso” senza lasciare traccia alcuna sulla stoffa.
La nostra fede ci dice che Gesù è risorto e anche noi, come i discepoli la mattina di Pasqua, con i nostri occhi vediamo il suo sudario vuoto.
Davanti alla Sindone diverse persone si commuovono e piangono; in quei pochi momenti concessi di fronte a quel telo Dio “tocca” la fede di ognuno.
…. Poi si riparte, dietro di noi ancora tantissime persone venute da ogni parte aspettano per vivere quel momento …
Come ogni esperienza di fede non è possibile raccontare o descrivere con le parole quello che si vive ma di una cosa possiamo essere certi: l’emozione vissuta ci accompagnerà per sempre.
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